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La Grotta della Trollessa

C’è un posto a Keflavík che non ti aspetti. Arrivi in Islanda, magari stai ancora smaltendo il fuso orario, e mentre passeggi lungo il porto — tra i pescherecci, il vento atlantico e il profumo di salmastro — ti ritrovi a seguire delle impronte bianche giganti dipinte sull’asfalto. Dove portano? Verso una parete rocciosa. Verso una porta. Verso la casa di qualcuno di molto, molto grande.

Benvenuti alla Giantess Cave, conosciuta in islandese come Skessuhellir: la grotta della Trollessa. Un’attrazione piccola nell’estensione ma enorme nel fascino — e assolutamente imperdibile se viaggi in Islanda con bambini, o se semplicemente ami le storie e vuoi immergerti nel folklore nordico più autentico.

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Chi è la Trollessa — e perché vive a Keflavík

La protagonista di questa storia è una gigantessa senza nome — anche lei ha dimenticato come si chiama, e si fa chiamare semplicemente Skessan, “la Trollessa”. Alta oltre cinque metri, con occhi grandi come palloni da calcio, è un personaggio iconico della letteratura islandese per bambini: protagonista di sedici libri scritti dall’autrice islandese Herdís Egilsdóttir a partire dal 1959, nella serie Sigga og skessan í fjallinu (Sigga e la Trollessa della montagna).

In questi racconti la Trollessa — buona, sola e un po’ goffa — stringe una profonda amicizia con la piccola Sigga, una bambina di villaggio. Insieme affrontano avventure di ogni tipo: la Trollessa accompagna Sigga a scuola, salva i pescatori durante una tempesta, spegne un incendio in un palazzo. È la gigantessa più gentile che si possa immaginare.

Nell’ultimo libro della serie, la Trollessa si trasferisce dalla montagna in una grotta sul lungomare di Keflavík. Questa scena ha ispirato l’autrice e i cittadini di Reykjanesbær a costruire davvero quella grotta: nel settembre 2008, durante il festival Ljósanótt (la Notte delle Luci), la Skessuhellir ha aperto le porte al pubblico, realizzata dal collettivo artistico Norðanbál.

Dentro la Grotta della Trollessa: un mondo a misura di gigante

La grotta misura circa 150 metri quadrati, ma è progettata con tale cura da sembrare molto più grande. Ogni oggetto al suo interno è stato costruito per una creatura di oltre cinque metri — ed è proprio questo scarto di proporzioni a rendere tutto così affascinante, quasi perturbante.

Le scarpe.

Sono forse il primo oggetto che colpisce. Enormi, consumate, appoggiate vicino all’ingresso come quelle di qualcuno appena rientrato a casa. Messe vicino a un bambino — o anche a un adulto — fanno capire immediatamente le dimensioni reali della Trollessa. Un dettaglio semplice, narrativamente perfetto.

Il letto.

Occupa buona parte dello spazio. Le coperte sono di un tessuto ruvido, il cuscino è enorme, e tutto trasmette quella sensazione di “qualcuno ci dorme davvero“. È uno di quei dettagli che trasformano uno spazio artistico in qualcosa di credibile, di vivo.

Lo spazzolino da denti.

Impossibile non ridere. La dimensione è assurda — quasi un bastone, con setole grandi come un palmo. Fa subito scattare la domanda: “ma come fa a tenerlo in mano?”

E poi c’è lei.

La Trollessa. Seduta sulla sua sedia a dondolo nella cucina, apparentemente addormentata. La sua figura imponente domina la stanza, eppure ha un’espressione tranquilla, quasi serena. E mentre la osservi — eccolo. Il respiro. Si muove. Si gonfia e si sgonfia il petto, lentamente. In quel momento, qualcosa scatta: la magia funziona davvero.

I suoni della Grotta: la parte che non dimentichi

Visivamente la Giantess Cave è già notevole. Ma è la dimensione sonora a renderla davvero memorabile — e a strappare risate a ripetizione.

La Trollessa dorme, sì. Ma dorme come dormono i giganti: con rumorosità assoluta. All’interno della grotta si sentono russare profondi, colpi di tosse intermittenti, e soprattutto — è inevitabile dirlo — rutti e scoregge di dimensioni proporzionali alla loro autrice. Suoni bassi, cavernosi, inconfondibili. E invariabilmente esilaranti.

I bambini vanno letteralmente fuori di testa. Gli adulti cercano di trattenersi, ma non sempre ci riescono. È un tipo di umorismo fisico, ancestrale, universale: che tu venga dall’Italia, dal Giappone o dalla Danimarca, quando una gigantessa di cinque metri scoreggia nel sonno, si ride. Punto.

Questo aspetto “sonoro” è probabilmente quello che i bambini raccontano più spesso agli amici al ritorno a casa. Ed è la firma più autentica del carattere islandese: capace di mescolare folklore, arte e ironia con naturalezza disarmante.

 

L’albero dei ciucci: una tradizione dolcissima

Tra tutte le cose che si trovano all’interno della Skessuhellir, c’è un elemento che colpisce in modo diverso dagli altri — non per la sua dimensione, ma per il suo significato. In un angolo della grotta si trova un albero adornato di ciucci (succhiotti), appesi come ornamenti da generazioni di bambini che vi hanno fatto visita.

La tradizione è semplice: i bambini piccoli che stanno lasciando il ciuccio — quel momento delicato di crescita che ogni genitore conosce bene — vengono portati alla Giantess Cave per “regalarlo alla Trollessa”. Il ciuccio viene appeso all’albero, tra le decine e decine di altri lasciati dai bambini che sono venuti prima.

Funziona perché sposta il focus: non è “ti tolgo il ciuccio”, ma “lo dai tu a qualcuno di speciale”. La Trollessa lo custodirà. Il bambino diventa protagonista attivo di una piccola cerimonia, invece di essere la parte passiva di una privazione.

Ma l’albero dei ciucci non colpisce solo i bambini. Per i genitori — e per i visitatori adulti — è un oggetto di grande tenerezza. Ogni ciuccio è una storia. Un bambino che ha dormito con quello in bocca per mesi, una notte difficile, un momento di conforto. Vederli tutti insieme, appesi a quell’albero nella grotta di una gigantessa islandese, ha qualcosa di commovente e di surreale allo stesso tempo. È, a suo modo, uno dei luoghi più umani di tutta l’Islanda.

 

Informazioni pratiche per visitare la Giantess Cave

  • Dove si trova: Lungomare di Keflavík, vicino alla marina Smábátahöfnin í Keflavík (municipalità di Reykjanesbær). Segui le impronte bianche giganti dipinte sul marciapiede.
  • Come arrivare: A pochi minuti dall’Aeroporto Internazionale KEF — tappa perfetta all’arrivo o alla partenza, anche con poco tempo a disposizione.

  • Con bambini: Assolutamente consigliato. Qualche bambino molto piccolo potrebbe spaventarsi inizialmente davanti alla figura grande e realistica — ma appena capisce che è buona e dorme, la paura si trasforma in entusiasmo.
  • Consiglio islandafacile: Se viaggi con bambini che stanno lasciando il ciuccio, portalo con te. Sarà un ricordo che non dimenticheranno.

 

Vale davvero la visita?

La Giantess Cave di Keflavík non è tra le attrazioni “grandi” dell’Islanda. Non è un ghiacciaio, non è un geyser, non è una cascata. Ma ha una qualità rara: quella di essere autentica. È nata da un libro, da una tradizione, dall’affetto di una comunità verso una storia che si tramanda da generazioni. E si vede.

Visitarla richiede venti minuti. Te la ricorderai per anni.

E se sei fortunato, la Trollessa russa proprio mentre sei dentro.

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