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Gjáin

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Gjáin è un piccolo, incantevole paradiso nascosto nel sud dell’Islanda, nella valle di Þjórsárdalur. È un luogo dove piccole cascate, ruscelli serpeggianti, formazioni rocciose di basalto e una vegetazione rigogliosa contrastano con il paesaggio spoglio e vulcanico che lo circonda.

Le cascatelle di Gjáin, alimentate da sorgenti sotterranee, si riversano in vasche naturali di acqua cristallina, mentre il fiume Rauðá attraversa tutta la valle. È come un piccolo campionario di Islanda in miniatura: grotte di lava, colonne basaltiche, cascate, stagni e fiumi, tutto concentrato in uno spazio sorprendentemente ridotto.

Ma Gjáin non è solo natura: la valle che la ospita fu abitata dai Vichinghi, finché un’eruzione vulcanica non la cancellò quasi del tutto. Da allora, questo angolo di terra è tornato a essere dominio della sola natura.

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Tutti i luoghi su IslandaFacile.it li abbiamo visitati di persona — io e mia moglie, due innamorati dell’Islanda che non riescono a smettere di tornarci. Molti li abbiamo visti in più stagioni, in estate e in inverno, per potervi raccontare cosa cambia davvero e aiutarvi a scegliere il momento giusto per voi. Quello che leggi è quello che abbiamo visto con i nostri occhi.

Dove si trova Gjáin

Gjáin si trova nella valle di Þjórsárdalur, nel sud dell’Islanda, appena a sud dell’inizio degli Highlands, all’ombra del vulcano Hekla.

È un luogo decisamente fuori dai sentieri battuti: da Reykjavík servono circa 1 ora e 45 minuti di auto, da Selfoss circa 1 ora e 30 minuti.

Per raggiungerla è obbligatorio un veicolo 4×4: parte del percorso è su strada di tipo F, sconnessa e accidentata.

La storia della valle: dai Vichinghi all’eruzione del 1104

Þjórsárdalur era un tempo una fertile vallata abitata da circa 20 fattorie vichinghe. Nel 1104, il vulcano Hekla eruttò per la prima volta nella storia documentata dell’Islanda, ricoprendo l’intera valle di una spessa coltre di cenere vulcanica e rendendola inabitabile praticamente da un giorno all’altro.

La più importante di quelle fattorie era Stöng, i cui resti sono stati riportati alla luce solo nel 1939 da un team di archeologi nordici guidato dal danese Aage Roussell: fu uno scavo fondamentale per l’archeologia islandese, la prima grande collaborazione tra archeologi islandesi e scienziati naturali, e portò anche allo sviluppo della tefrocronologia (la datazione tramite gli strati di cenere vulcanica) da parte del geologo Sigurður Þórarinsson.

Proprio grazie alla cenere che l’ha sepolta e conservata per secoli, Stöng viene spesso soprannominata “la Pompei d’Islanda”. Più a valle è stata anche costruita, nel 1974, una fedele ricostruzione della fattoria originale, chiamata Þjóðveldisbærinn (“la fattoria dell’epoca del Commonwealth”). Scavi successivi, condotti tra il 1992 e il 1993, hanno riportato alla luce anche una chiesa, fatta risalire al X secolo.

Cosa vedrete nella valle

Gjáin stessa si è formata grazie alle inondazioni del fiume Þjórsá, che nel corso dei millenni hanno scavato un canyon nei campi di lava di Tungnaá, depositati tra 7.000 e 9.000 anni fa. L’ultima grande piena che ha attraversato Gjáin risale al 1953.

Il fiume Rauðá, alimentato da sorgenti limpidissime, scorre tra boschi di betulle, muschio e pareti di basalto colonnare nero-marrone, creando un contrasto spettacolare con l’acqua cristallina. La cascata principale, Gjárfoss, precipita da un’altezza di circa 15 metri in una vasca dal blu intensissimo, tra le più belle mai viste in Islanda.

Dalla valle, nelle giornate limpide, si scorge anche il profilo del vulcano Hekla, lo stesso che nel 1104 pose fine alla vita di questa vallata.

Come arrivare: i due accessi a Gjáin

Gjáin ha due accessi differenti, uno a ovest e uno a est, entrambi lungo la Strada 327. Le due strade sono collegate tra loro, ma solo tramite un tratto molto sconnesso, con un piccolo ruscello da guadare e pietre molto grosse: non è il modo consigliato per passare da un accesso all’altro, meglio scegliere in anticipo quale dei due usare.

Accesso ovest: il parcheggio di Stöng

Arrivando dalla Strada 327 ovest, si raggiunge il parcheggio di Stöng, su una strada sterrata a tratti molto sconnessa, per la quale è fortemente consigliato un 4×4.

Da qui, a soli 5 minuti a piedi, si arriva alla casa in torba millenaria di Gaukur Þrándilsson a Stöng, straordinariamente ben conservata: uno dei motivi per cui questo sito viene chiamato “la Pompei d’Islanda”.

Dalla casa lunga parte anche un’altra escursione, di 15-20 minuti, verso il versante nord della valle, che conduce a una piccola e bellissima cascata, con panorami spettacolari lungo il percorso. In alternativa, da qui parte anche un sentiero di circa 2,5 km che scende fino al cuore della valle di Gjáin.

Accesso est: il parcheggio di Gjáin

Se invece volete arrivare direttamente nella valle, dovete percorrere la Strada 327 est: qui è obbligatorio un 4×4, viste le condizioni della strada.

Il vantaggio di questo accesso è che dal parcheggio avrete già una prima vista della splendida valle, prima ancora di scendere. È anche il punto di partenza dell’escursione descritta nel dettaglio qui sotto.


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Per raggiungere questa destinazione è obbligatorio un veicolo 4×4. Noi consigliamo sempre Blue Car Rental, la società di noleggio n.1 in Islanda, con cui prenotiamo anche per i nostri viaggi: servizio eccellente e auto sempre nuove.

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Un ultimo consiglio pratico: prima di partire, controllate sempre le condizioni della strada sul sito di Vegagerðin (road.is), l’ente islandese che gestisce la viabilità, per assicurarvi che il tratto sia percorribile.

L’escursione nei sentieri di Gjáin

Dal parcheggio est, vicino al quale si trova già un magnifico punto di osservazione panoramico su tutta la valle, il sentiero prosegue verso sinistra, correndo lungo un promontorio sopra Gjáin: da qui la vista sulla valle e sulle sue cascate è mozzafiato, una prospettiva dall’alto prima di scendere.

Il sentiero torna poi verso il parcheggio e piega a sinistra, scendendo nel tratto più ripido di tutto il percorso, fino a raggiungere il fondovalle. Da qui in poi il cammino si appiattisce e diventa facile.

Al primo bivio conviene svoltare a sinistra e seguire il breve anello che regala vedute spettacolari sul fiume Rauðá e sulle sue piccole cascate, con l’acqua di un blu vivace sotto il sole.

Completato l’anello, il sentiero prosegue nella valle verso sinistra: un ponte attraversa il corso d’acqua regalando la vista di un’altra graziosa cascata lungo il perimetro di Gjáin. Vale la pena esplorare anche i sentieri laterali che portano ad altri punti di osservazione.

Il percorso include poi un guado del fiume, reso agevole da grosse pietre. Superato il guado, si arriva finalmente a Gjárfoss, la cascata più imponente della valle, che si getta da circa 15 metri in una vasca di un blu luminoso circondata da colonne di basalto: probabilmente il punto più bello di tutta Gjáin.

Da Gjárfoss potete tornare indietro sui vostri passi,

Quanto tempo dedicare alla visita

Mettete in conto almeno 1 ora e mezza, 2 ore: è il tempo minimo per godersi con calma un luogo che difficilmente rivedrete altrove. Se avete la possibilità di esplorare entrambi gli accessi, ovest ed est, e magari fare tappa anche alla casa di Stöng, considerate un’intera mattinata o un pomeriggio.

Quando visitare Gjáin

Il periodo migliore è tra giugno e settembre, quando le strade sono più accessibili e la vegetazione è al massimo del suo splendore. Essendo un luogo fuori dai sentieri battuti, appena a sud dell’inizio degli Highlands, non aspettatevi folla: è uno dei rari angoli d’Islanda dove è ancora possibile sentirsi soli con la natura.

Le regole da rispettare

Gjáin è un’area protetta: si chiede ai visitatori di restare sempre sui sentieri segnalati, rispettare la vegetazione e la fauna locale e non lasciare rifiuti. A Stöng, inoltre, l’accesso è vietato a cavalli e veicoli a motore al di fuori dei percorsi consentiti.

Perché visitare Gjáin

Perché è uno dei pochi luoghi in Islanda dove natura e storia si intrecciano così da vicino: una valle verdissima, con fiumi, cascate, muschio e pareti di basalto, che un tempo ospitava la vita quotidiana di famiglie vichinghe, spazzata via in poche ore da un’eruzione del vulcano che ancora oggi domina l’orizzonte. Camminare tra i suoi sentieri, esplorando ogni angolo, è un privilegio che pochissimi turisti in Islanda si concedono.

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