Parcheggio
Parcheggio gratuito davanti la chiesa e lungo la strada per la foto di rito
Vista da vicino, Ingjaldshóll è una chiesa come tante altre in Islanda: bianca, semplice, senza particolari elementi architettonici che la distinguano. Eppure, fotografata dal punto giusto lungo la strada che vi conduce, è diventata una delle chiese più riconoscibili al mondo, tanto da essere “invasa” ogni anno da turisti asiatici in cerca dello scatto perfetto.
Il motivo è tanto semplice quanto curioso: quell’inquadratura, con la stradina dritta, la chiesetta bianca dal tetto scuro e le montagne sullo sfondo, richiama in modo sorprendente il tipo di immagine (una casetta in fondo a una strada dritta, tra prati e montagne) usata da molti strumenti per l’esame della vista degli ottici, soprattutto in Asia. Chi ci è passato davanti almeno una volta, spesso senza saperlo, ha già “conosciuto” questa chiesa islandese.

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Ingjaldshóll si trova sulla penisola di Snæfellsnes, nell’Islanda occidentale, tra i paesi di Hellissandur e Rif, lungo la strada 574. È a circa 2 ore e mezza di auto da Reykjavík.
Per raggiungerla va bene qualsiasi tipo di auto: si tratta di una semplice deviazione dalla strada principale della penisola, con un breve tratto in salita fino alla collinetta su cui sorge la chiesa.
Percorrendo la strada 54 verso la punta occidentale della penisola di Snæfellsnes, poco prima di Hellissandur si imbocca una breve deviazione verso l’interno che sale fino alla collina di Ingjaldshóll. Il parcheggio è piccolo e gratuito, proprio accanto alla chiesa.
Se siete in zona, questa tappa si abbina perfettamente a una sosta alla vicina cascata di Svöðufoss, a pochissima distanza in auto.
Per raggiungere questa destinazione va bene qualsiasi tipo di auto. Noi consigliamo sempre Blue Car Rental, la società di noleggio n.1 in Islanda, con cui prenotiamo anche per i nostri viaggi: servizio eccellente e auto sempre nuove.
La fama di Ingjaldshóll non ha nulla a che vedere con la sua architettura, ma con una singolare coincidenza visiva: fotografata dalla strada, con la carreggiata che punta dritta verso l’edificio bianco dal tetto scuro e le montagne innevate sullo sfondo, l’immagine ricorda in modo impressionante quella mostrata dai refrattometri automatici degli ottici durante la misurazione della vista, uno strumento diffusissimo soprattutto in Cina e nel resto dell’Asia. Nessuna azienda produttrice di questi strumenti ha mai confermato ufficialmente il collegamento, ma la somiglianza resta sorprendente, ed è ormai una leggenda metropolitana condivisa da migliaia di viaggiatori.


Da quando questa somiglianza è stata notata e condivisa sui social, Ingjaldshóll è diventata una tappa quasi obbligata per i turisti asiatici in visita alla penisola di Snæfellsnes, tutti alla ricerca dello stesso scatto: la stradina, la chiesa, le montagne, esattamente come nel test della vista fatto mille volte dall’oculista.
Al di là della sua fama recente, Ingjaldshóll ha una storia religiosa che affonda le radici in epoca antichissima: una chiesa in questo luogo esiste fin dal periodo immediatamente successivo alla cristianizzazione dell’Islanda, intorno all’anno 1000. Per lungo tempo la proprietà del sito appartenne alla potente famiglia degli Sturlungar, per poi passare, tra il 1350 e il 1550, al monastero di Helgafell.
Dopo la Riforma protestante, Ingjaldshóll divenne proprietà della Corona: qui risiedevano i rappresentanti del re e gli sýslumenn, i magistrati distrettuali dell’epoca.
La prima chiesa di cui si ha documentazione certa risale al 1696: era la terza chiesa più grande d’Islanda, costruita interamente in legno. Il giorno di Capodanno del 1700, ben 360 persone parteciparono alla messa. Due pale d’altare provenienti da quella chiesa, datate 1696 e 1709, sono conservate ancora oggi nell’edificio attuale.
La chiesa che si vede oggi fu consacrata l’11 ottobre 1903 e rivendica il titolo di chiesa in calcestruzzo più antica del mondo. Fu progettata dall’architetto Jón Sveinsson, con Albert Jónsson responsabile della costruzione; nel 1914 Rögnvaldur Ólafsson ne modificò il campanile e il tetto. Dal 1990 l’edificio gode dello status di monumento protetto.

Ingjaldshóll diede i natali, dal punto di vista culturale, a uno dei personaggi più importanti della storia islandese: il poeta e naturalista Eggert Ólafsson (1726-1768) crebbe infatti in questa fattoria. Autore del celebre resoconto di viaggio Ferðabók, frutto della spedizione scientifica condotta con Bjarni Pálsson tra il 1752 e il 1757 per documentare la natura islandese, è considerato uno dei precursori del nazionalismo islandese moderno. Morì tragicamente nel 1768, insieme alla moglie, quando la loro imbarcazione affondò nella baia di Breiðafjörður.
La curiosità storica più affascinante legata a Ingjaldshóll riguarda un visitatore ben più celebre: secondo la tradizione locale, Cristoforo Colombo avrebbe trascorso l’inverno del 1477 proprio in questa fattoria, raccogliendo informazioni dai marinai islandesi sulle terre a occidente dell’Atlantico. Secondo alcuni diari dell’epoca, in quello stesso periodo un misterioso “gentiluomo del sud” soggiornò a Ingjaldshóll, e la tradizione locale lo identifica proprio con Colombo, sebbene gli storici non siano mai riusciti a confermare questa affascinante ipotesi.
All’interno della sala della congregazione, in uso dal 19 ottobre 1997, è conservato un dipinto dell’artista Áki Gränz che raffigura proprio l’incontro tra Colombo e un sacerdote locale a Ingjaldshóll.
Essendo essenzialmente una sosta fotografica lungo un itinerario più ampio sulla penisola di Snæfellsnes, Ingjaldshóll si visita bene in qualsiasi stagione. Per lo scatto “da esame della vista”, la luce morbida del mattino o della tarda serata rende ancora più suggestivo il contrasto tra la chiesa bianca e le montagne sullo sfondo.
Bastano 15-30 minuti per la visita: il tempo di fare due passi intorno alla chiesa, cercare l’inquadratura perfetta lungo la strada e leggere il cartello informativo con la sua storia.
L’accesso alla chiesa e al parcheggio è gratuito. Non essendo un’attrazione a biglietteria, non ci sono orari fissi di apertura per la visita esterna; per l’accesso all’interno della chiesa può essere utile informarsi localmente.
Perché è uno di quei luoghi in cui il caso e la storia si intrecciano in modo bizzarro: una chiesetta di paese, senza pretese architettoniche, diventata celebre in tutta l’Asia per una somiglianza fotografica, ma che nasconde oltre otto secoli di storia religiosa, il ricordo di uno dei più grandi intellettuali islandesi e persino una leggenda che la lega, forse, al più famoso navigatore della storia. Vale la pena fermarsi, anche solo per scattare la propria versione del “test della vista”.
Parcheggio gratuito davanti la chiesa e lungo la strada per la foto di rito
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