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Rapida soste visitabile tutto l'anno con qualsiasi auto
Entrando a Hellissandur, una delle prime cose che si nota è una scritta dipinta su un muro: “Welcome to the Street Art Capital of Iceland”. Non è uno slogan inventato da qualche agenzia turistica. È una proclamazione che il paese ha fatto di se stesso, con una certa dose di ironia tutta nordica — e che però rispetta pienamente.
Hellissandur è un villaggio di circa 400 abitanti all’estrema punta nord-occidentale della penisola di Snæfellsnes, uno dei luoghi più affascinanti e fotogenici dell’intera Islanda. In pochi anni è diventato qualcosa di inaspettato: una galleria d’arte a cielo aperto con oltre 40 murales di grandi dimensioni che ricoprono fabbriche dismesse, case, recinzioni e spazi pubblici. Un posto che vale una deviazione — e che spesso finisce per rubare la scena alle tappe più famose del giro della penisola.

Hellissandur è uno dei villaggi di pesca più antichi dell’Islanda, con radici che risalgono al XVI secolo. Per secoli la sua economia è ruotata intorno alla pesca e alla lavorazione del pesce. L’introduzione di tecnologie moderne ha progressivamente reso obsolete le strutture locali, portando alla chiusura della fabbrica ittica che era il cuore produttivo del paese. Insieme ad essa sono spariti molti altri esercizi commerciali, lasciando Hellissandur in uno stato di silenziosa stagnazione.
Oggi il paese conta poco più di 400 abitanti (474 insieme alla vicina Rif, secondo il censimento 2024) ed è parte del comune di Snæfellsbær. Nonostante le dimensioni ridottissime, vanta un primato curioso: nei dintorni si trova la struttura più alta dell’Europa occidentale, l’antenna radio di Gufuskálar, alta 412 metri.
Il museo marittimo nel Fishermen’s Garden conserva alcune delle tradizionali case di torba islandesi, motori marini e la più antica barca a remi dell’Islanda, costruita nel 1826 — una finestra interessante sulla vita degli antichi pescatori della penisola.
La trasformazione di Hellissandur in polo artistico è quasi interamente merito di un uomo: Kári Viðarsson, artista performer e regista teatrale cresciuto proprio qui. Già fondatore di The Freezer — un ostello culturale ricavato da una vecchia fabbrica di pesce nel vicino villaggio di Rif — nel 2018 Kári ebbe un’idea ambiziosa: dare una seconda vita alla vecchia fabbrica ittica abbandonata di Hellissandur, trasformandola in una galleria murale all’aperto dedicata alla storia e alle saghe locali.

Grazie al contatto con l’organizzazione Artrvl, che mette in rete artisti internazionali, riuscì a riunire un team di pittori provenienti da tutto il mondo. La comunità locale si mobilitò attivamente: i residenti contribuirono con vernici e materiali, ospitarono gli artisti nelle proprie case, parteciparono a ogni fase del progetto. Non fu solo un intervento estetico — fu un atto collettivo di riappropriazione dello spazio pubblico.
Il risultato fu immediato e sorprendente. La voce si sparse, altri artisti arrivarono, nuove opere furono aggiunte negli anni successivi. Nel 2019 il progetto culminò con il Hellissandur Street Art Festival, che portò nel paese musica, eventi e turisti da tutta l’Islanda e dall’estero. Oggi i murales sono oltre 40 e continuano a crescere.
Quello che rende i murales di Hellissandur diversi da molti altri progetti di street art è il loro radicamento nel territorio. Ogni opera nasce da una storia locale: leggende medievali, personaggi della mitologia norrena, fatti di cronaca storica, saghe della penisola di Snæfellsnes. Camminare tra i muri dipinti è come sfogliare un libro illustrato di storia islandese.
Accanto ai murales principali, al visitatore che gira a piedi il paese si presentano delle grandi targhe narrative inserite in cornici che ricordano finestre — decorate dall’artista turca Melike Kerpel — che raccontano le storie dietro le immagini. È un dettaglio che eleva l’esperienza da semplice visita turistica a qualcosa di più simile a una passeggiata culturale.

Uno dei murales più grandi e più fotografati è quello di Ljubomir Todorovic: una bambina in scala di grigi che guarda il mare con uno sguardo lontano. Il titolo è Still Waiting — ancora in attesa.
L’opera trae ispirazione da una bizzarra teoria del complotto degli anni ’90: si diceva che misteriosi segnali venissero trasmessi da una stazione radar della Guerra Fredda nella zona, e che fossero messaggi di origine aliena. La ragazza aspetta qualcuno — o qualcosa — che non è mai arrivato. La sua postura immobile, lo sguardo perso verso l’oceano, richiama la solitudine e l’isolamento di questo angolo remoto d’Islanda, mescolando storia reale e immaginario fantascientifico in modo molto efficace.
Questo murale è forse il più iconico del progetto. Ritrae Bárður Snæfellsás, il leggendario guardiano della penisola di Snæfellsnes: mezzo uomo, mezzo troll, figlio di un gigante e di una donna umana. Secondo la saga medievale che porta il suo nome, Bárður si ritirò nel ghiacciaio dello Snæfellsjökull dopo una tragedia familiare, e da allora veglia sulla penisola e i suoi abitanti.
L’artista colombiano Camilo Arias ha reso questo personaggio con uno stile che mescola il tratto contemporaneo con un’atmosfera arcaica: linee nette, ombre profonde, una palette che sembra allo stesso tempo antica e futuristica. Il risultato è un’immagine potente, che dà volto a una delle figure più amate della mitologia locale.

L’Islanda ha fatto da sfondo a diverse stagioni di Game of Thrones, e Hellissandur non poteva ignorarlo. Il murale di Natalia Moguel ritrae Melisandre, la sacerdotessa rossa della serie, avvolta in un’aura di cremisi, nero profondo e arancio fuoco. La sua presenza in questo villaggio remoto non risulta fuori posto: l’atmosfera mistica delle lande islandesi si sposa perfettamente con il personaggio.
Il murale è anche un omaggio al legame tra l’Islanda e la cultura pop globale: un paese che ha saputo trasformare i propri paesaggi vulcanici in scenografia per la narrativa fantasy mondiale.

Tra le storie più oscure raccontate sulle pareti della vecchia fabbrica c’è quella di Áxlar-Björn, l’unico serial killer documentato nella storia islandese. Vissuto nel XVI secolo, fu giustiziato nel 1596 dopo aver ucciso almeno una dozzina di persone. La sua figura, inquietante e quasi leggendaria, è riprodotta su uno dei muri principali — un promemoria che anche le storie più cupe meritano di essere ricordate.
Lo Snæfellsjökull — il vulcano con il ghiacciaio che domina la punta della penisola — è il punto di partenza del celebre romanzo di Jules Verne Viaggio al centro della Terra. Hellissandur si trova letteralmente ai piedi di questo vulcano, a meno di due chilometri dall’ingresso nord del Parco Nazionale. Non sorprende quindi che uno dei murales più scenografici sia dedicato proprio all’avventura verniana: esploratori, gallerie sotterranee, creature preistoriche — il tutto nell’ambiente industriale dismesso della fabbrica, che aggiunge un ulteriore strato di fascino alla composizione.
Tra i murales “più leggeri” c’è Sauður (ovvero “Pecora”), opera del duo canadese Lacey e Layla: probabilmente il primo che si incontra entrando in paese e un omaggio alla grande importanza che il bestiame ovino ha sempre avuto nella cultura islandese. C’è poi l’aquila dalla coda bianca di Hikki10, sul retro del centro civico — una specie rara in Islanda ma presente nella penisola. E ci sono balene che si lanciano tra le costellazioni, folaga e sterne artiche in volo, trolls e spiriti mutaforma tratti dalle leggende locali.

A pochi chilometri da Hellissandur, nel villaggio di Rif, si trova The Freezer Hostel: l’ostello e centro culturale fondato da Kári Viðarsson che è stato il vero motore dell’intero progetto artistico. È l’unico centro culturale della penisola di Snæfellsnes e ospita spettacoli teatrali, concerti, serate cinema e mostre — molti in lingua inglese, aperti ai turisti.
Uno degli spettacoli più amati è il musical ispirato proprio al Viaggio al Centro della Terra, rappresentato nell’ombra dello Snæfellsjökull. The Freezer è anche decorata da murales sulle facciate esterne — alcune delle prime opere del progetto — e rappresenta una tappa consigliata per chi vuole capire l’anima di questo movimento artistico.
Hellissandur si trova all’estrema punta nord-occidentale della penisola di Snæfellsnes, nella regione dei fiordi occidentali di Vesturland. È uno degli ultimi paesi prima del Parco Nazionale dello Snæfellsjökull.
La via principale è anche la più comoda e scenografica: circa 230 chilometri, percorribili in 2,5-3 ore con condizioni normali.
Esiste un percorso alternativo che rimane sull’entroterra della Route 54 seguendo il versante nord del ghiacciaio — circa 25 km più corto, ma più impegnativo e sconsigliato con condizioni meteo avverse o in inverno.
L’auto è praticamente obbligatoria: non ci sono mezzi pubblici che arrivano fino a Hellissandur. Hellissandur è anche un ottimo punto di partenza per esplorare il Parco Nazionale dello Snæfellsjökull, il cui ingresso nord si trova a meno di due chilometri dal centro.
Il paese è piccolissimo e i murales si esplorano comodamente a piedi. La maggior parte delle opere si concentra nell’area della vecchia fabbrica ittica sul lato nord del paese, affacciata sul mare — cercatela su Google Maps come “Murals of Hellissandur”. Non c’è un parcheggio dedicato, ma nel paese si trovano facilmente parcheggi sparsi. La passeggiata completa per vedere tutti i murales richiede al massimo un’ora.
L’ingresso è gratuito e i murales sono visibili tutto l’anno, anche dalla strada — ma vale decisamente la pena scendere dall’auto e avvicinarsi per leggere le targhe narrative che accompagnano ogni opera.
Hellissandur è posizionata in modo strategico per esplorare l’area più selvaggia della penisola di Snæfellsnes. A meno di 15 minuti in auto si trovano alcune delle attrazioni più spettacolari della regione:
I murales sono visibili in qualsiasi stagione. L’estate (da maggio a settembre) è il periodo migliore per la visita: le giornate sono lunghissime grazie al sole di mezzanotte, il meteo è più stabile e la penisola di Snæfellsnes è particolarmente bella con la luce radente delle ore serali. In inverno l’atmosfera è più surreale — i colori accesi dei murales emergono ancora di più dallo sfondo grigio e innevato, e le possibilità di avvistare l’aurora boreale sono tutt’altro che remote. Le strade sono asfaltate e percorribili tutto l’anno, anche se in inverno è sempre consigliabile viaggiare con un SUV o una macchina con la trazione integrale.
Hellissandur non è un museo, non ha un biglietto d’ingresso, non ha personale che ti guida tra le sale. È un paese vero, abitato da persone vere, che ha scelto di raccontarsi attraverso l’arte. I murales non decorano il paese — ne sono diventati l’identità. E quella scritta sul muro all’ingresso — “Welcome to the Street Art Capital of Iceland” — suona meno come una boutade e sempre più come una verità.
Se stai pianificando un giro della penisola di Snæfellsnes, Hellissandur merita non solo una sosta rapida, ma almeno qualche ora di esplorazione tranquilla — con gli occhi aperti e le orecchie pronte ad ascoltare le storie che queste pareti hanno da raccontare.
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