Parcheggio
Parcheggio grande e gratuito
A pochi minuti da una delle cascate più fotografate d’Islanda si nasconde una delle sue sorprese più belle. Nauthúsagil è una stretta gola scavata nella roccia vulcanica, proprio alle spalle della celebre Seljalandsfoss, dove un piccolo torrente si è fatto strada tra pareti altissime fino a formare, al suo interno, tre cascate che sembrano uscite da un film fantasy.
Il nome, letteralmente, significa “gola del recinto dei tori”: arriva dalla vicina fattoria di Stóru-Mörk, dove un tempo tori e altro bestiame non da latte venivano portati al pascolo qui vicino. Sta iniziando a diventare più conosciuta, ma per il momento resta ancora una tappa sgombra dal turismo di massa: la maggior parte dei pullman si ferma a Seljalandsfoss e prosegue, senza sapere cosa si perde a pochi passi di distanza.

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Nauthúsagil si trova nel sud dell’Islanda, lungo la Strada 249, la stessa che porta verso Þórsmörk e la pista F249. È a pochissima distanza da Seljalandsfoss: bastano circa 10-15 minuti di auto (poco più di 10 km) per passare da una delle cascate più iconiche del Paese a una gola che sembra un mondo a parte. Il cartello informativo posto all’inizio del sentiero indica questo luogo come tappa n.16 del Katla Geopark, il parco geologico che tutela l’area.
Per raggiungere questa destinazione va bene qualsiasi tipo di auto, anche una due ruote motrici: non serve un 4×4.
Da Seljalandsfoss si prosegue sulla Strada 249 in direzione nord/nord-est, fino a un tratto sterrato dove, sulla destra, si trova un parcheggio gratuito e abbastanza ampio. Un piccolo cartello, non troppo appariscente, segnala l’ingresso: tenete gli occhi aperti, perché è facile passarci davanti senza accorgersene.

Attenzione alla strada: pur essendo percorribile con qualsiasi auto, il tratto sterrato che precede il parcheggio è pieno di buche. Vanno affrontate con calma, soprattutto dopo giorni di pioggia: le buche si riempiono d’acqua e, a colpo d’occhio, è impossibile capire quanto siano profonde. Meglio procedere piano piano che ritrovarsi con un sottoscocca ammaccato.
Dal parcheggio, un sentiero comodo e pianeggiante di circa 200 metri vi porta fino all’ingresso della gola: un tratto talmente agevole che serve giusto a scaldare le gambe prima del bello.

Per raggiungere questa destinazione va bene qualsiasi tipo di auto: il parcheggio è proprio lungo la strada, anche se sterrata. Noi consigliamo sempre Blue Car Rental, la società di noleggio n.1 in Islanda, con cui prenotiamo anche per i nostri viaggi: servizio eccellente e auto sempre nuove.
Cronometro alla mano: la nostra escursione, dal parcheggio fino in fondo alla gola e ritorno, comprese le soste per le foto, è durata 43 minuti e 31 secondi. Diciamo che, tondo tondo, potete mettere in conto circa 45 minuti. Non serve quindi liberare l’intera giornata: Nauthúsagil è perfetta da abbinare a una visita a Seljalandsfoss, magari proprio subito prima o subito dopo.
Superato l’ingresso, il paesaggio cambia completamente: le pareti di roccia vulcanica si stringono attorno a voi e il piccolo torrente diventa la vostra guida (letteralmente).

Il cartello informativo assicura che, scegliendo bene dove appoggiare i piedi, si può risalire la gola restando relativamente asciutti: noi, va detto, bagnati lo siamo diventati comunque, saltellando da un sasso all’altro in mezzo all’acqua.

Servono scarpe adatte, meglio ancora scarponcini da trekking rigorosamente impermeabili: tra sassi bagnati, muschio scivoloso e schizzi d’acqua, le scarpe da ginnastica qui non fanno una bella figura.
La prima tappa è una cascata di 2-3 metri: qui, se ve la sentite, potete arrampicarvi sulla roccia a fianco della cascata aiutandovi con una catena fissata apposta, per issarvi (e soprattutto scendere in sicurezza dopo).

Proseguendo oltre si arriva alla seconda cascata, decisamente più imponente e il vero motivo per cui vale la pena spingersi fin qui. Se poi camminate anche lungo il bordo occidentale della gola, riuscirete a scorgere anche una terza cascata dalla forma particolarmente elegante, oltre a una bella vista panoramica sulla piana del fiume Markarfljót, sul monte Stóri-Dímon e sulla regione di Fljótshlíð.

Aggrappatevi bene alla catena, mettete i piedi con calma e godetevi la scenetta: c’è sempre qualcuno del gruppo che se la ride e qualcuno che la stringe come se ne andasse la vita.

La ricompensa, comunque, resta il colpo d’occhio della gola con l’acqua che precipita tra pareti di roccia scura, spesso attraversata da fasci di luce che filtrano dall’alto quando il tempo lo permette.

Ecco un consiglio che pochi vi daranno: Nauthúsagil è perfetta anche nelle giornate di pioggia. Una volta dentro la gola, le pareti alte vi riparano abbastanza bene dall’acqua che cade dall’alto. C’è però un piccolo dettaglio da tenere presente: dovrete comunque camminare in mezzo al torrente, quindi i piedi bagnati ve li fate lo stesso, pioggia o sole che sia. Diciamo che qui l’acqua vi arriva “di lato” invece che “dall’alto”: più o meno vi bagnate comunque, tanto vale scegliere il posto giusto per farlo.
Per godervela con calma, senza incrociare troppi altri visitatori, i momenti migliori restano il primo mattino o le ore prima del tramonto. È una tappa percorribile soprattutto nei mesi più caldi, quando la portata d’acqua è più gestibile e i sassi meno insidiosi; in inverno il ghiaccio può rendere il tratto tra i massi piuttosto scivoloso, quindi valutate le condizioni prima di avventurarvi.
Nauthúsagil non è solo bella da vedere: ha anche una storia curiosa alle spalle. Su una delle pareti della gola cresce da generazioni un maestoso sorbo selvatico (Sorbus aucuparia), con più tronchi che si piegano quasi orizzontalmente sopra il baratro: uno spettacolo, soprattutto in fioritura. La leggenda locale lo considera un albero sacro, tanto che tagliarlo porterebbe sfortuna. Quando il tronco principale si spezzò nel 1937, i resti vennero caricati su otto carri trainati da cavalli: un pezzo è oggi conservato ed esposto al museo etnografico di Skógar, e un’analisi ha rivelato che l’albero aveva già superato i 90 anni quando si è spezzato.
Anche la geologia racconta una storia: la gola è scavata nella tufite alla base, con lava a blocchi più in alto e lava interglaciale sulla sommità della cresta. È la combinazione di questi strati, uniti all’erosione di pioggia e vento nel corso dei secoli, ad aver dato forma a questo intreccio di canyon e gole nella zona.
Non lontano da qui sorgeva un tempo la fattoria di Nauthús, abbandonata già nel 1770 e, secondo la tradizione islandese, ancora infestata. La leggenda racconta di tre fratelli che vivevano in quella fattoria insieme alla sorella: quando il più buono dei tre venne ucciso dagli altri due, la ragazza fuggì a Stóridalur, dove si fidanzò con un contadino del posto.
Una gelida giornata d’inverno, mentre l’uomo radunava le pecore vicino al fiume Markarfljót (ghiacciato tranne che nel punto più profondo), i due fratelli lo assalirono per vendicarsi, ma annegarono proprio mentre cercavano di inseguirlo sul ghiaccio. Da quel momento, Nauthús rimase quasi disabitata… ma i fratelli, a quanto pare, non se ne erano davvero andati: con l’arrivo del buio invernale, iniziarono ad apparire come fantasmi sui tetti della fattoria, notte dopo notte.
Solo l’astuzia di un fedele di chiesa di Stóridalur, tra acqua santa e un percorso “consacrato” tracciato di nascosto sul pavimento della chiesa, riuscì infine a intrappolare uno dei due spiriti sottoterra per sempre. L’altro, dicono, tornò comunque a farsi vedere per diverse notti ancora, finché il fattore non decise di abbandonare per sempre il posto. Da allora, Nauthús è rimasta disabitata: che sia vero o no, di certo aggiunge un bel pizzico di mistero a una passeggiata già suggestiva di suo.
Perché è la classica sorpresa che fa dire “non ce lo aspettavamo”: arrivi in una delle zone più turistiche del sud Islanda, ti allontani di dieci minuti dalla strada principale, e finisci in una gola con tre cascate, un albero sacro e persino una leggenda di fantasmi, che sembra un segreto custodito solo per te. Bastano scarpe buone, la voglia di bagnarsi un po’ i piedi e il coraggio di aggrapparsi a una catena: il resto lo fa la gola da sola.
Parcheggio grande e gratuito
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