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Rauðfeldsgjá Gorge

Sulla costa meridionale della penisola di Snæfellsnes, vicino al villaggio di Arnarstapi, si apre una delle spaccature nella roccia più spettacolari di tutta l’Islanda: Rauðfeldsgjá, una stretta fenditura scavata nel fianco della montagna Botnsfjall, così profonda e stretta che è possibile entrarci a piedi. È uno dei luoghi che, tra tutti quelli visitati in Islanda, ci ha colpito di più.

Il nome arriva da una delle leggende più cupe della mitologia islandese, legata al gigante-guardiano Bárður Snæfellsás, protettore dell’intera penisola.

Ma Rauðfeldsgjá non è solo un luogo da vedere: dentro e intorno alla fenditura si nascondono giochi di luce imprevedibili e, se siete fortunati, persino un incontro ravvicinato con uno dei predatori più elusivi dell’isola.

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Dove si trova Rauðfeldsgjá

Rauðfeldsgjá si trova sul lato meridionale della penisola di Snæfellsnes, all’interno del territorio del Parco Nazionale di Snæfellsjökull, a breve distanza dal villaggio di Arnarstapi.

Per raggiungere il parcheggio all’inizio del sentiero va bene qualsiasi tipo di auto: si accede tramite una strada secondaria asfaltata o ben tenuta, senza bisogno di un 4×4.

Come arrivare

Dal parcheggio, gratuito, parte un sentiero pianeggiante lungo circa 500 metri che conduce direttamente all’ingresso della gola: una breve camminata alla portata di tutti, su un terreno erboso / roccioso ben visibile.


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La leggenda di Bárður Snæfellsás

Bárður Snæfellsás, per metà uomo e per metà troll, era considerato il guardiano soprannaturale dell’intera penisola di Snæfellsnes. Secondo la Bárðar saga Snæfellsáss, aveva una figlia bellissima di nome Helga.

Un giorno, i due fratelli Rauðfeldur e Sölvi, cugini di Helga, la attirarono in un gioco su un iceberg vicino alla riva e, per scherzo, la spinsero al largo. Il vento forte trascinò l’iceberg lontano dalla costa, e tutti credettero che Helga fosse morta. In realtà la ragazza sopravvisse alla deriva e, dopo sette giorni, raggiunse la Groenlandia, dove visse a lungo presso la famiglia di Erik il Rosso.

Bárður, ignaro di questo epilogo e accecato dal dolore per la presunta morte della figlia, catturò i due fratelli responsabili dello scherzo. Salito sulla scogliera sopra la gola, li scagliò entrambi nel vuoto: Rauðfeldur nella fenditura che da allora porta il suo nome, e Sölvi dalla vicina scogliera di Sölvahamar. Distrutto dal proprio gesto, si dice che Bárður abbia poi perso il senno e si sia ritirato a vivere in una grotta di ghiaccio sul ghiacciaio Snæfellsjökull, dove secondo la tradizione popolare vive ancora oggi come spirito protettore della penisola.

L’ingresso alla gola

L’ingresso a Rauðfeldsgjá è leggermente accidentato: dal piccolo torrente che esce dalla fenditura affiorano diverse rocce, che vanno superate per entrare.

Non è un passaggio difficile, ma servono scarpe adatte, con una buona suola antiscivolo, e un minimo di agilità per superare le rocce senza scivolare nell’acqua.

Dentro la fenditura

Una volta entrati, ci si trova in una sorta di piccolo atrio naturale, da cui si intravede un’altra porzione della fenditura: un tratto ancora percorribile per pochi metri, prima che la gola diventi troppo stretta, buia e pericolosa per proseguire.

Attenzione: oltre questo punto la gola diventa impraticabile: fermatevi all’atrio e al tratto immediatamente successivo, senza spingervi oltre.

La vista dall’interno resta comunque affascinante: pareti di roccia coperte di muschio che si innalzano quasi verticali sopra la testa, con un’apertura stretta di cielo lassù in alto. Se siete fortunati e capitate in una giornata di sole, i raggi filtrano dalla grande apertura superiore creando uno spettacolo di luce davvero suggestivo all’interno della fenditura.

Una curiosità (quasi) unica: le volpi artiche

C’è un dettaglio che rende la visita a Rauðfeldsgjá ancora più imprevedibile. Complice il vento che soffia tra le pareti strette della gola, o semplicemente la sfortuna, capita che alcuni gabbiani sbattano contro la roccia o restino feriti, cadendo all’interno della fenditura.

Non potendo più volare, questi gabbiani diventano prede facili per uno dei pochi predatori naturali dell’isola: la volpe artica. Se siete fortunati, potreste avvistarne una ai lati della fenditura, intenta a nutrirsi. È esattamente quello che è successo a noi: un colpo di fortuna che raramente capita ai visitatori, e che ci ha regalato foto sia dell’interno della gola sia della volpe al lavoro.

Quando visitare Rauðfeldsgjá

Il periodo migliore va da giugno a settembre, quando il sentiero e l’interno della gola sono più asciutti e sicuri. Nei mesi invernali il ghiaccio rende l’ingresso alla fenditura sconsigliato: le rocce bagnate e il buio diventano ancora più insidiosi con le basse temperature.

Quanto tempo ci vuole

Tra i 500 metri di camminata dal parcheggio, l’ingresso alla gola e il tempo per esplorarne l’interno con calma, mettete in conto circa 30-45 minuti in totale, foto comprese.

Informazioni pratiche

L’accesso a Rauðfeldsgjá è gratuito, così come il parcheggio. Indossate sempre scarpe da trekking con una buona suola, possibilmente impermeabili: si cammina vicino all’acqua e le rocce all’interno della gola possono essere scivolose. Non ci sono servizi (bagni, ristoro) sul posto.

Perché visitare Rauðfeldsgjá

Perché è uno di quei luoghi islandesi capaci di unire in pochi minuti di cammino una leggenda vichinga di rara intensità, una delle spaccature nella roccia più suggestive del paese, e la possibilità — rara, ma reale — di un incontro ravvicinato con la fauna selvatica islandese. Un luogo che, tra tutti quelli che abbiamo visitato, resta uno dei più difficili da dimenticare.

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