Quando ti fermi sul bordo del canyon e guardi l’acqua precipitare nel vuoto, è facile pensare che Gullfoss sia sempre stata lì, intoccabile e protetta. Ma non è sempre stato così. Questa cascata, oggi uno dei luoghi più visitati d’Islanda, avrebbe potuto essere sommersa per sempre. Se non lo è, il merito è quasi interamente di una donna: Sigríður Tómasdóttir.

Chi era Sigríður Tómasdóttir
Sigríður nacque nel 1871 nella fattoria di Brattholt, a pochi chilometri da Gullfoss, e lì trascorse l’intera vita. Figlia di un allevatore di pecore, non ricevette mai un’istruzione formale, ma era una donna colta, curiosa, artistica. Sapeva disegnare, ricamare, e — cosa non comune per l’epoca — parlava inglese, lingua imparata dalla madre e che le tornò utile per fare da guida ai primi visitatori stranieri che si avventuravano fino alla cascata.
Lei e le sue sorelle tracciarono il primo sentiero che conduceva a Gullfoss. Per loro, la cascata non era uno spettacolo naturale da ammirare: era parte della famiglia, un’amica, qualcosa di sacro.

La minaccia: la cascata in vendita
Agli inizi del Novecento, investitori stranieri avevano messo gli occhi sulle cascate islandesi come fonte di energia idroelettrica. Gullfoss era tra le più appetibili. Nel 1907, il padre di Sigríður — Tómas Tómasson — fu costretto dalla difficile situazione economica a firmare un contratto con una società elettrica straniera, cedendo il diritto di sfruttamento della cascata.
Il piano era quello di costruire una diga sul fiume Hvítá che avrebbe sommerso Gullfoss per sempre.
La battaglia di una donna sola
Sigríður non accettò la decisione del padre. Iniziò una lotta tenace e solitaria contro alcuni degli uomini più potenti e ricchi dell’Islanda dell’epoca.
Investì tutti i suoi risparmi in battaglie legali. Percorse più volte a piedi i 120 chilometri che separavano Brattholt da Reykjavik — in alcuni resoconti, letteralmente a piedi, senza mezzi di trasporto — per incontrare funzionari governativi e far sentire la propria voce. In un momento in cui tutto sembrava perduto, arrivò a minacciare di gettarsi nella cascata pur di impedirne la distruzione.
Il suo avvocato era Sveinn Björnsson, che in seguito sarebbe diventato il primo Presidente della Repubblica d’Islanda. Nonostante gli sforzi comuni, la battaglia legale fu persa. Ma qualcosa di importante era accaduto: Sigríður aveva conquistato l’opinione pubblica. La storia della donna che camminava fino alla capitale per salvare una cascata aveva toccato l’anima degli islandesi.
I contratti di locazione furono infine annullati. Il progetto idroelettrico non fu mai realizzato. Nel 1979, Gullfoss e l’area circostante furono acquistate dal governo islandese e dichiarate riserva naturale permanente.
Il memoriale sul sentiero
Ancora oggi, percorrendo il sentiero verso la cascata, ci si imbatte in un monumento di pietra lavica grigia con il bassorilievo del profilo di Sigríður — opera dello scultore Ríkarður Jónsson, inaugurata nel 1978 per iniziativa del Ministero dell’Istruzione e dell’Unione delle Donne del Sud dell’Islanda. Accanto al monolite si trova una targa in islandese e in inglese che riporta la sua storia e le sue parole.

La frase incisa è rimasta nella memoria collettiva islandese:
«Ordino che questa cascata non venga mai venduta, affittata o vincolata da alcun contratto che dia a qualcuno il potere di sfruttarla o di utilizzarla in modo diverso da come è sempre stata, finché sono in vita o dopo la mia morte.»
Non è la citazione di un atto legale. È qualcosa di più vicino a una promessa solenne, fatta alla cascata stessa.
Il lascito: la prima ambientalista d’Islanda
Sigríður Tómasdóttir è ricordata come la prima ambientalista islandese. Non era una politica, non aveva titoli accademici, non disponeva di mezzi economici rilevanti. Aveva però una cosa che si è rivelata più potente di tutto questo: la convinzione che certi luoghi appartengano a tutti, e che valga la pena lottare per difenderli.

Ogni anno, in aprile, l’Islanda assegna il Premio Ambientalista Sigríður Tómasdóttir a chi si distingue per la tutela del patrimonio naturale del paese. Un riconoscimento modesto, per certi versi, rispetto a quello che questa donna ha fatto. Ma è un modo per tenere vivo il suo nome.
Sigríður morì nel 1957 e fu sepolta nel cimitero di Haukadalur, non lontano dalla cascata che aveva difeso per tutta la vita.
Cosa vedere a Gullfoss legato alla sua storia
Quando visiti Gullfoss, ti consigliamo di cercare il memoriale di Sigríður sul sentiero superiore. È una tappa che molti turisti saltano distratti dagli spruzzi e dai panorami, ma che vale qualche minuto di sosta. Leggere la targa accanto al monolite, con il canyon ruggente sullo sfondo, dà un senso diverso a tutto quello che stai guardando.
Per approfondire la visita alla cascata, dai un’occhiata alla nostra scheda completa su Gullfoss, con orari, sentieri, consigli pratici e informazioni sul visitor center.
Gullfoss fa parte del Circolo d’Oro, il percorso più famoso dell’Islanda, ed è la destinazione più lontana dalla capitale dell’intero itinerario. Da qui, per i più avventurosi, si apre anche la strada per le Highlands e per lo straordinario paesaggio geotermale di Kerlingarfjöll.

